Il biologismo libertario di Noam Chomsky

Nel secondo capitolo di Tre lezioni sull’uomo, [vedi  art. precedente] Chomsky affronta il tema su Cosa possiamo conoscere. E’ il fuoco del suo pensiero, il pilastro del suo sistema interpretativo del rapporto dell’uomo col mondo. L’A. con coraggio assume la dimensione puramente biologica dell’uomo, comprese le sue facoltà di pensiero, ma invece di appiattirsi in una visione deterministica, recupera appieno la capacità costruttiva dell’uomo, la sua libertà.

….la mente umana è un sistema biologico che dispone di una serie limitata di ipotesi ammissibili le quali costituiscono i fondamenti dell’indagine scientifica umana e, in base allo stesso ragionamento, dei risultati cognitivi in genere. (P. 42)

La GU [Grammatica Universale] esercita un ruolo più o meno analogo rispetto alla lingua, e l’osservazione essenziale si estende a tutte le capacità biologiche.” (ibd.)

Se siamo organismi biologici, e non angeli, le nostre facoltà cognitive sono simili a quelle che si chiamano ‘capacità fisiche’ e dovrebbero essere studiate di più come lo sono gli altri sistemi del corpo.  Prendiamo per esempio il sistema digerente. I vertebrati dispongono di ‘un secondo cervello’, il ‘cervello intestinale’, cioè il sistema nervoso enterico, ‘sede indipendente di integrazione ed elaborazione neurale’. La struttura e le cellule che lo compongono sono ‘più simili a quelle del cervello di quelle di qualsiasi altro organo periferico’. Ci sono più cellule nervose nell’intestino che nella spina dorsale, di fatto ‘più che in tutto il resto del sistema nervoso periferico’, 100 milioni nel solo intestino tenue. Il cervello intestinale è ‘un grande deposito di sostanze chimiche, all’interno del quale è rappresentata ciascuna delle classi di neurotrasmettitori che si trova nel cervello’, mentre la comunicazione interna è ‘ricca e simile a quella del cervello nella sua complessità’. L’intestino è ‘il solo organo a contenere un sistema nervoso intrinseco in grado di mediare i riflessi in completa assenza di input dal cervello o dal midollo spinale’. Il cervello dell’intestino si è evoluto al passo con quello della testa. (pp.43, 44)

Indubbiamente la mano originale della natura determina ciò che il cervello intestinale può fare o non fare, i problemi che può risolvere e i misteri al di fuori della sua portata. (p. 44)

Invece di lamentarci per l’esistenza dei misteri per gli umani, dovremmo piuttosto essere riconoscenti. Senza limiti all’abduzione [rapporto tra premessa generale e deduzione particolare], le nostre capacità cognitive non avrebbero alcuna portata, come se il patrimonio genetico non imponesse vincoli alla crescita e allo sviluppo di un organismo che potrebbe diventare soltanto una informe creatura ameboide, che reagisce per riflesso agli eventi fortuiti di un ambiente non analizzato. Le condizioni che impediscono un embrione umano di diventare un insetto svolgono un ruolo cruciale nel determinare che possa diventare un essere umano, e lo stesso vale in ambito cognitivo. La teoria estetica classica, riconosceva lo stesso rapporto tra portata e limiti. Senza regole, non può darsi un’autentica attività creativa, anche quando il lavoro creativo contesta e corregge le regole dominanti. (p.80).

Questo approccio comporta corollari decisivi, straordinariamente fertili: svincolare l’elaborazione teorica da qualsiasi impostazione teleologica e -in virtù di ciò- liberare le capacità elaborative della comunità umana (non solo dell’Uomo) in una prospettiva egualitaria.

(Segue)

 

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