Retrotopia di Zygmund Bauman: ritorno a Hobbes o ritorno a Marx?

L’età della nostalgia  è il titolo che Zygmund Bauman dà all’introduzione al volume postumo uscito per i tipi di Laterza, retrotopia, Bari,  Laterza, 2017, pp. XXIV, 181, nella quale sostiene, richiamando un’affermazione di Svetlana Boym “La nostalgia […] è un sentimento di perdita e spaesamento, ma è anche una storia d’amore con la propria fantasia. […] Il ventesimo secolo, iniziato con un’utopia futurista, si è chiuso con la nostalgia […] un’epidemia globale di nostalgia, un anelito sentimentale a far parte di una comunità dotata di memoria collettiva, un desiderio struggente di continuità in un mondo frammentato […] un meccanismo di difesa in un periodo contrassegnato da ritmi di vita accelerati e da sconvolgimenti storici. Quel meccanismo si riassume nella ‘promessa di ricostruire una casa ideale, con cui molte delle ideologie oggi tanto influenti ci invogliano ad abbandonare il pensiero critico per i legami emotivi'” (cit. pp. XII, XIII).

I pericoli di questa nostalgia sono nella sua versione ‘restauratrice’ tipica dei “risvegli nazionali e nazionalistici in corso in tutto il mondo, dediti alla mitizzazione della storia in chiave anti-moderna attraverso il recupero di simboli e miti nazionali e, talvolta, il baratto di teorie cospiratorie” (ibd.)

Da qui il termine retrotopia: “Tocca ora al futuro, deprecato perché inaffidabile e ingestibile, finire alla gogna ed essere contabilizzato come voce passiva, mentre il passato viene spostato tra i crediti e rivalutato, a torto o a ragione, come spazio in cui la scelta è libera e le speranze non sono ancora screditate.” (cit. p. XII).

“Dato il divario sempre più profondo tra potere e politica – ossia tra la capacità di fare e la possibilità di decidere quali cose fare, che era prerogativa dello Stato territoriale sovrano – l’idea originaria di ricercare la felicità umana attraverso la progettazione e la costruzione di una società più accogliente verso i bisogni, i sogni e le aspirazioni degli uomini, diventa sempre più nebulosa, in mancanza di un attore ritenuto all’altezza di una impresa tanto grandiosa e di una sfida tanto complessa.” (cit. pp. XXIII, XXIV).

La conseguenza è che l’individuo si trova costretto a cercarsi o costruirsi soluzioni individuali ai problemi prodotti dalla società: l’obiettivo non è più una società migliore ma il miglioramento della propria posizione individuale.

“L’emancipazione del potere dal territorio è il colpo più micidiale sferrato dal processo di globalizzazione, tutt’altro che esaurito, alla funzione prestabilita e soprattutto alla presunta onnipotenza (e dunque alla possibilità stessa di esistenza) del Leviatano nella versione descritta da Hobbes.” (cit. p. 12).

La storia del genere umano, secondo l’A., può essere raccontata  “come una serie di progressivi innalzamenti del livello di integrazione della società. […] la dimensione della società crebbe, nei secoli e nei millenni, parallelamente all’innovazione negli strumenti e nelle armi, alla maggiore efficienza delle tecniche lavorative e alla crescente velocità di trasporto.” (retrotopia, cit. pp. 156,157).

La caratteristica distintiva di questo processo è che l’identificazione dei diversi da noi ha preceduto “la decisione e la dichiarazione su chi siamo ‘noi’; la loro identificazione era la condizione necessaria -e in molti casi sufficiente- della nostra autoidentificazione, e della sua legittimazione esplicita.” (cit. p. 157).

“Come riconciliare la globalizzazione/cosmopolizzazione della finanza, dell’industria, dei commerci, del sapere e della comunicazione — e la dimensione indiscutibilmente globale dei problemi di sopravvivenza che l’umanità ha davanti a se’ — con il carattere tipicamente locale e autoreferenziale degli strumenti politici che […] dovrebbero gestire tutti quei cruciali aspetti della condizione umana? È il dilemma più arduo fra tutti quelli cui l’umanità si trova di fronte: il meta-dilemma da cui dipende, in ultima analisi, la soluzione di tutti i dilemmi minori che ne derivano. C’è un abisso sempre più grande fra ciò che si deve fare e ciò che si può fare; fra ciò che importa davvero e ciò che conta per quelli che decidono; fra ciò che accade e ciò che è desiderabile; fra la dimensione dei problemi che l’umanità ha di fronte e la portata e capacità degli strumenti per gestirli. Come sottolinea Benjamin Barber, e un gruppo sempre più folto di osservatori conferma, lo Stato nazionale — ultimo (per ora) di una lunga serie di sistemi integrati nati per svolgere un’azione collettiva concertata – ha assolto più o meno decorosamente il suo compito, per cui era stato progettato […] ma ogni giorno che passa dimostra la sua assoluta inadeguatezza ad agire efficacemente nell’attuale condizione d’interdipendenza planetaria degli uomini.” (cit. pp. 160, 161).

“Finora, gli aumenti di scala dei sistemi politici integrati storicamente succedutisi […] sono stati, in linea di massima, l’effetto di un ampliamento della capacità dei mezzi di comunicazione disponibili e, di conseguenza, anche dell’ambito del possibile.” (cit. p. 161).

“Perciò, la sfida del momento consiste nientemeno che nel progettare -per la prima volta nella storia umana – un’integrazione che non sia più fondata sulla separazione.” (cit. p. 162).

Quindi, secondo Bauman, si tratta di un compito immane, di un salto culturale i cui esiti sono assolutamente incerti. L’unica via possibile che egli intravede come praticabile e quella propugnata da Papa Francesco (cfr. p. 166, cit.) che indica nel dialogo l’unica strategia possibile per disinnescare le tensioni che i processi epocali di globalizzazione stanno innescando.

Nessun possibile ritorno ad Hobbes ed al suo Leviatano quindi è auspicabile per Bauman, ma, al contrario,  è necessario un lavoro culturale immenso, illuministico, di dialogo.

Un ottimismo incerto, quello dell’Autore, che vede nel dilagante individualismo e nella scomparsa di un ‘altro’ fuori dai confini nazionali, i vincoli quasi insormontabili che rendono quasi insuperabile la crisi, se non facendo ricorso ad un’autorità ‘morale’ in grado di scavalcare le angustie della dialettica quotidiana.

Ma forse lì, adombrata,  vi è un’altra possibilità, sicuramente deprecata da Bauman ma che si impone in tutta la sua potente attualità politica.

L’altro non è rappresentato da chi sta all’esterno dei confini nazionali, è rappresentato da chi governa l’economia planetaria, sposta immense ricchezze, impalpabili nei flussi, ma decisive per la qualità della vita dei popoli, provocando una divaricazione sempre più brutale tra immensamente ricchi e immensamente poveri.

In tutti i sommovimenti della società liquida, rimane inalterato il valore del lavoro, l’espropriazione del proprio tempo per la produzione di valore che rimane incorporato negli oggetti, nei servizi.

Il lavoro è la chiave di lettura del rapporto sociale con l’altro, con colui col quale ingaggiare, fuori da una dimensione nazionale, la disputa per l’allargamento del processo di inclusione. Disputa difficilmente riconducibile al dialogo ma che assume la fisionomia della lotta: non pacifica, non attendista, non bonaria.

Il dialogo non deve rivolgersi solo verso altri popoli inclusi nel comune processo di globalizzazione: intuitivo, facile, possibile: deve essere rivolto alla costruzione della consapevolezza di un comune interesse, di classe, a veder riconosciuto il valore del proprio lavoro. C’era già tutto nel manifesto del 1848: “Proletari [ Lavoratori] di tutti i Paesi [di tutto il mondo], unitevi” (in parentesi quadre le traduzioni infedeli).

Un pensiero ottocentesco, forse, ma che,  ottimo paio di occhiali, consente di leggere quel che sta avvenendo e che si può riassumere in uno spudorato processo di spoliazione del diritto inalienabile degli uomini ad essere ugualmente felici.

D’altra parte è lo stesso Bauman a citare il Marx de Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte : “Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che essi trovano immediatamente davanti a sé” (cit. p. 155).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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