L’intelligenza degli alberi e la potenza euristica dell’umiltà

Camminando in solitaria verso il Monte Bronzone – un panettone di 1300 metri adatto in questa stagione per chi ha poca gamba e non ha mai tracciato serpentine graziose sulla neve –  affiorano i ragionamenti di Stefano Mancuso sviluppati nel libretto Botanica. Viaggio nell’universo vegetale, Arezzo, Aboca, 2017, pp.119.

Il risvolto di copertina recita: “Le piante, infatti, non solo si nutrono e crescono, ma respirano, comunicano tra loro, reagiscono ai mutamenti dell’ambiente circostante, si muovono e provano persino delle emozioni. E soprattutto, con la loro peculiare complessità, ci propongono modelli innovativi per le nostre relazioni sociali e per i nostri modelli organizzativi.”

Stefano Mancuso è docente all’Università di Firenze, dirige il laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale, è autore di volumi scientifici e di centinaia di pubblicazioni su riviste internazionali.

Il volumetto si legge facilmente e si capisce che Mancuso è prima di tutto innamorato delle piante. Ne ribadisce l’indispensabilità per la nostra sopravvivenza per la capacità del regno vegetale di consumare anidride carbonica e di produrre ossigeno grazie al processo della fotosintesi clorofilliana a cui dedica un capitoletto. Scrive: “Vorrei che aveste ben chiaro che la stragrande maggioranza della vita del nostro pianeta è vita vegetale. Gli animali sono una minoranza risicata; gli uomini delle tracce irrilevanti. Chiunque guardasse alla vita sulla Terra in maniera obiettiva, non potrebbe fare altro che dichiarare il nostro un pianeta verde. […] La vita animale dipende da quella vegetale. Le piante sono il tramite fra l’energia del sole e la Terra.” (cit. p. 17).

Ma, sostiene l’autore sulla scorta delle intuizioni già presenti negli studi di Darwin “Le radici diventano l’organo più importante della pianta, i loro apici formano un fronte in continuo avanzamento con innumerevoli centri di comando. L’intero apparato radicale guida la pianta con una sorta di intelligenza collettiva o, meglio, di intelligenza distribuita su una larga superficie che, mentre cresce e si sviluppa, acquisisce anche informazioni importanti per la nutrizione e per la sopravvivenza della pianta.” (cit. p. 57).

E’ nel capitolo ‘Vegetazione modulare’ che l’A. esplicita la sua visione evoluzionistica e convergente della vita. “…l’evoluzione ci ha plasmato partendo da alcune soluzioni base particolarmente efficienti e che come tali sono rimaste simili in tutti gli esseri viventi. L’esempio più convincente di queste soluzioni mantenute in piante e animali è la cellula.” (cit. p. 103). “Più si scende nel dettaglio della costruzione, più si fa evidente l’unità del vivente.” (p. 104).

Se le somiglianze tra animali e vegetali sono numerose a livello microscopico, diversa è l’organizzazione a livello macroscopico a causa della natura sessile delle piante: Sessile significa èiù o meno ‘radicato’.

“Un organismo sessile come una pianta può muoversi moltissimo, ma non può spostarsi dal luogo in cui è nato” (p. 106) ed è un concetto differente da immobile. “A differenza degli animali, che hanno un centro di comando rappresentato dal cervello […] nella pianta non esistono né centri di comando né organi singoli o doppi. Questo fa sì che tutte le funzioni […] nelle piante siano distribuite su tutto il corpo.” (p. 107)

Così le piante possono resistere agli attacchi, ad asportazioni massicce: sono “più simili ad uno sciame di insetti che a un individuo animale. Addirittura le piante non possono neanche essere definite come degli individui.” (p.108).

Due le considerazioni, in parte tra loro connesse.

Si conferma quel che si sta registrando nell’organizzazione delle strutture produttive evolute e cioè la necessità di un’intelligenza diffusa, non centralizzata, in cui i messaggi viaggiano velocemente. Non mi riferisco alla retorica dell’industria 4.0: piuttosto ai super-organismi che si autoregolano sulla base di obiettivi chiari e semplici, vitali: riprodursi, crescere, condividere le risorse, resistere, sacrificarsi per il bene comune, democratici e gerarchizzati allo stesso tempo.

La seconda considerazione è riferita all’eccesso di antropocentrismo che ancora troppo condiziona la riflessione sulla nostra realtà. Mancuso colloca le attività della specie homo sapiens in uno sguardo onnicomprensivo sull’evoluzione dove la centralità dell’uomo (e la sua potenza esiziale) viene ricondotta a parte di un macro organismo in evoluzione (Gaia di Lovelock?).

L’intelligenza delle piante è un’occasione per un bagno di umiltà per quella degli uomini, e soprattutto un potente invito a leggerne i comportamenti ed il destino con uno sguardo meno antropocentrico, meno tolemaico. Umiltà che diventa strumento euristico potentissimo.

Botanica - Stefano Mancuso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...